Google Analytics & Privacy – Part One

 In Web Analytics

Google Analytics, il più popolare tool di Web Analytics al mondo, potrebbe essere illegale in Germania. I funzionari del governo stanno infatti tentando di vietare l’utilizzo di Google Analytics con l’accusa di violazione delle leggi sulla privacy.

Il vero potere di Google Analytics si manifesta nella sua adozione e diffusione: secondo una ricerca della società Metric Mail, quasi il 50% del primo milione di siti per importanza su Alexa presenta il codice di tracciamento di Google Analytics all’interno delle proprie pagine. Al giorno d’oggi è dunque difficile trovare un sito che non utilizzi Google Analytics. Tra di essi si trova anche buona parte dei domini tedeschi.

Proprio il successo di Google Analytics è motivo di preoccupazione per i funzionari tedeschi responsabili della tutela della privacy. In teoria, Google è in grado di tracciare i comportamenti di un individuo durante la navigazione e raccogliere informazioni da siti web che contengono dati personali, come banche o compagnie assicurative. Può creare profili che includono informazioni sugli interessi di una persona, lo stile di vita, il reddito, la salute, gli orientamenti politici e sessuali. Se questo individuo ha un account Google, la possibilità di associare un nome ad un profilo utente non è poi così remota.

Le autorità tedesche sono anche preoccupate dal fatto che i dati in questione vengano raccolti fuori dal paese di riferimento e memorizzati su server statunitensi. Le normative che tutelano la privacy infatti sono diverse negli Stati Uniti e Google potrebbe essere in grado di spostare dati sensibili in paesi dove questi non verrebbero tutelati con lo stesso rigore.

Non c’è nessuna prova del fatto che Google stia profilando gli utenti in questo modo, ma l’estremo riserbo su come avviene la raccolta, l’elaborazione e l’utilizzo dei dati raccolti da parte della società del più famoso motore di ricerca non contribuisce ad allontanare questi timori. I portavoce di Google rispondono agli attacchi ricevuti limitandosi a ricordare che gli utenti possono scegliere di non far raccogliere i dati di navigazione disabilitando il JavaScript o rifiutando i cookies.

Gli avvocati tedeschi sono già sul piede di guerra, pronti ad avviare cause in tutela della privacy dei loro clienti: la legge tedesca prevede infatti che un sito web che utilizzi irregolarmente dati sensibili per la privacy possa essere multato fino a 50.000 euro.

Anziché scoraggiare il colosso di Mountain View, queste contestazioni hanno portato alla decisione da parte di Google di creare un importante centro di ricerca a Berlino, sviluppando centinaia di nuovi posti di lavoro.
“Non cercheremo solo di ampliare massicciamente il nostro team tedesco in materia di marketing e di ingegneria, faremo anche un investimento finanziario significativo per la costruzione di un nuovo istituto per l’online a Berlino”, annunciava il CEO di Google Eric Schmidt sul quotidiano Die Welt lo scorso 16 Febbraio.

Ma la guerra dichiarata a Google da parte della Germania non si limita al tool Google Analytics: circa 250.000 utenti in Germania hanno scelto di rimanere fuori dal servizio di mappatura di Google Street View on-line, chiedendo che le loro residenze fossero rese irriconoscibili su Internet.

La querelle relativa a Google Analytics è accesa in Germania ormai da quasi due anni. E’ stato infatti Johannes Caspar, avvocato e cittadino tedesco responsabile della protezione dei dati ad Amburgo, a far emergere per primo la questione relativa al trattamento dei dati personali. Nel 2009, infatti, l’associazione delle autorità federali per la protezione dei dati ha tracciato le linee guida sulle modalità di raccolta per i tool di web analytics, sentenziando che un indirizzo IP è considerato dalla legge un’informazione di carattere personale.
La legge tedesca prevede che:

• Venga comunicato agli utenti che navigano un sito che è presente uno strumento di tracciamento e venga data loro la possibilità di rifiutare la registrazione della navigazione.
• I dati raccolti non vengano correlati ad ulteriori informazioni già disponibili sugli utenti.
• Obbligo di cancellazione dei dati nel momento in cui non vengono più utilizzati.
• Venga richiesto il consenso di un utente prima che le informazioni relative al suo IP siano trasmesse ad un qualsiasi strumento di raccolta. Senza tale consenso, gli indirizzi IP devono essere mascherati in modo tale da non risalire in alcun modo all’ utente.

Una prima grande vittoria Caspar l’ha ottenuta a Marzo 2010, quando ha costretto Google a sviluppare un plugin per i browser che consente agli utenti di disabilitare il trasferimento dei loro dati di navigazione (il plugin è disponibile per Internet Explorer, Firefox e Chrome ma non per Safari e Opera).

Ma per Caspar questo non è stato abbastanza. In un’intervista del 10 gennaio, egli ribatte che “quello che Google sta proponendo non è sufficiente”.
Il consulente giuridico di Google in Germania, Per Meyerdierks, ha affermato che Google Analytics è già conforme alla legge europea in materia di protezione dei dati, tanto da essere utilizzato da siti web di organismi europei di protezione dei dati. Ma per Caspar: “Google sta cercando di guadagnare tempo, facendosi scudo dal fatto che la responsabilità legale per l’uso di Google Analytics è dei proprietari dei siti. Google, ovviamente, si sta nascondendo dietro di loro”.

Allo stato attuale delle cose, non è ancora chiaro quello che potrà succedere. Quanto emerso in Germania negli ultimi mesi (citazioni anche per Facebook, il più diffuso social network al mondo) potrebbe estendersi in altri stati dell’Unione Europea. Certo è che in presenza di una normativa chiara a livello comunitario la discussione troverebbe più facilmente una soluzione, omogenea in tutti gli stati membri.

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